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In un recente post di Remo (Volere valori!) si è parlato dei valori che dovrebbero ispirare la carta dei Servizi del nostro sistema sanitario complessivamente inteso. Tra i valori da perseguire (e monitorare) ci sono quelli della eguaglianza e della imparzialità che sommati fanno una sanità equa.

Giusta in sostanza. Il che vuol dire che nella tutela del diritto alla salute occorre avere presente che c’è chi parte svantaggiato.  Le cose stanno come dice Don Lorenzo Milani con una frase che mi sembra meravigliosa “Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far parti uguali fra disuguali”. Facciamola corta: se sei povero da sempre vivi di meno e peggio. E questo anche a casa nostra.

Questo delle diseguaglianze di salute causate da fattori sociali è una cosa ormai risaputa e da qualche tempo è all’attenzione sia degli organismi internazionali che si occupano di salute pubblica che del Ministero della Salute (e dei suoi organi tecnici) e delle Regioni. Inoltre moltissimi ricercatori ormai se ne occupano e molte riviste scientifiche importanti dedicano al tema lavori ed editoriali. Del resto a che servono l’innovazione e la ricerca se poi sono solo alcuni a goderne?

Procediamo con ordine. Che i fattori sociali siano fondamentali nel determinare i livelli di salute di persone e popolazioni è ormai ben chiaro, visione un po’ diversa da quanti attribuiscono ai comportamenti individuali il peso maggiore. In Italia da anni si fa ricerca sulle diseguaglianze di salute, area in cui è leader il prof. Giuseppe (Geppo) Costa. Da pochi giorni è uscito un documento del Ministero della salute dal titolo “L’Italia per l’equità nella salute” Insomma, tra le variabili su cui lavorare per migliorare la salute di tutti i cittadini   c’è l’azione per tutelare i più deboli, a partire dai poveri e dai migranti.

Il documento del Ministero ci colloca tra le quattro Regioni che nel Piano Regionale della Prevenzione hanno un “approccio strutturato al contrasto delle diseguaglianze con accenni di policy”. Questa è davvero una buona notizia. Del resto il Piano Regionale della Prevenzione (in applicazione di quello nazionale che lo prevede) da sempre nelle Marche riceve grande attenzione dai competenti servizi regionali e dalla rete dei servizi degli enti (DGR 540/2015 e DGR 202/2016). Con l’occasione: complimenti a tutti i soggetti coinvolti e sono tanti!

Ma questa valutazione non stupisce. Nelle Marche c’è da molti anni in Agenzia un gruppo che si occupa di diseguaglianze di salute. Il sito dell’ARS dell’Osservatorio Diseguaglianze nella Salute è davvero ottimo e testimonia di un impegno sul piano formativo straordinario. Su un tema, dovrebbe essere chiaro a tutti a questo punto, che fa la differenza vera in termini di salute. Avevamo già segnalato la buona notizia (ripresa anche dalla stampa di settore nazionale) della pubblicazione di un Manuale per la accoglienza ai migranti il cui merito va all’Osservatorio e alla rete dei servizi e degli operatori che hanno partecipato alla sua stesura (Due buone notizie!).

Tutto bene allora? Dipende. Adesso i dati dovrebbero confermare l’impatto sulla salute delle fasce più deboli delle azioni intraprese.

Ma la strada sembra essere quella giusta.

PS: A post già quasi in edicola mi è capitato sotto gli occhi il documento della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri su "La FNOMCeO per l'equità nella salute". Ancora un segnale di quanto  il valore dell'equità (e quindi della uguaglianza e della imparzialità) sia oggi centrale.

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