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Non vi è alcun dubbio che amministrativi e sanitari tendano ad avere un punto di vista diverso e a volte conflittuale sui problemi interni alle Aziende.

Ne è prova l’utilizzo comune da parte del personale sanitario del termine Amministrazione per definire quegli uffici che con logiche e tempi tutti loro (sempre secondo i sanitari) affrontano i problemi che da parte sanitaria si ritengono assolutamente prioritari ed urgenti al punto da richiedere anche procedure genericamente definite “meno burocratiche”.  Un esempio folgorante? La richiesta di personale di assistenza, di infermieri in particolare. Per l’amministrazione al dirigente delle professioni il personale non basta mai, mentre a questo dirigente tocca fare – secondo lui, ovviamente - una gran fatica per far allungare il “braccino corto” dell’amministrazione.

La mia esperienza coi colleghi dell’amministrazione (di cui secondo molti colleghi medici facevo parte anche io al punto che dopo più di un anno che facevo il Direttore sanitario a Fano uno di loro mi chiese “scusi avvocato…” e non scherzava) è stata ovunque molto buona  ed a qualcuno di loro devo personalmente e professionalmente molto (grazie Vinicio). Ma personalmente non ho dubbi che i due mondi del titolo abbiano bisogno di essere avvicinati. E io ho una proposta al riguardo: gli obiettivi di budget delle due aree vanno resi coerenti.

Svilupperò l’esempio delle procedure per la assunzione a vario titolo del personale di assistenza, infermieri in particolare. In un recente post (Ma quanti sono gli infermieri che servono alla regione Marche? Domanda sbagliata!) è stato rimarcato più volte il rapporto stretto tra dotazione di personale infermieristico e qualità dell’assistenza. Se la dotazione è inadeguata aumentano molti rischi (lesioni da decubito, cadute, infezioni) e si prolunga la degenza (aumenta in alcuni settori persino la mortalità). Conseguenza: il personale di assistenza da prevedere nella dotazione organica deve essere calcolato sulla base della complessità assistenziale e sulla conseguente organizzazione del lavoro. Su questa base va definita la dotazione organica intesa come le risorse umane a disposizione (nel caso egli infermieri del dirigente infermieristico) per la erogazione dell’assistenza secondo standard di qualità predefiniti. Non è un problema di turni, ma di bisogni.

Bene. Facciamo conto di avere una dotazione concordata ed adeguata, che la Regione approva. Adesso arriviamo al punto cruciale: la dotazione organica non è un atto amministrativo (o almeno non solo), ma è un impegno a garantire il personale che serve per il livello di qualità che si vuole dare. Quindi in sede di budget al personale infermieristico (dal dirigente, ai coordinatori per arrivare ai singoli professionisti) si dovrebbero dare obiettivi di miglioramento come la riduzione delle lesioni da decubito, delle infezioni, etc. e agli uffici amministrativi si dovrebbe dare il compito di garantire il personale che serve.

C’è un possibile obiettivo con relativo indicatore (un nuovo tasso di occupazione) che si potrebbe utilizzare allo scopo di valutare la performance dell'area risorse umane: garantire che il tasso di occupazione dei posti in pianta organica (TOPPO) sia almeno del 95%. Il TOPPO si calcola facilmente: si moltiplica il numero dei posti per 365 e si vede quanti di questi giorni/operatore sono effettivamente messi a disposizione  nell'anno di riferimento dagli uffici amministrativi al dirigente responsabile dell’organizzazione dell’assistenza.  In pratica è il rapporto tra unità equivalenti reali e quelle attese. Certo sull’indicatore bisogna lavorare un po’ per vedere di come tenere conto delle varie situazioni che possono influire sul suo valore (malattie, riduzioni d’orario, limitazioni d’impiego, etc) ed è inoltre indispensabile che la pianta organica sia fatta bene. Ma una cosa è certa: così facendo l’area amministrativa finisce per condividere gli stessi obiettivi di quella sanitaria. E questo vuol dire anticipare quanto più possibile le procedure e gestirle con i tempi più rapidi possibile. 

In questo modo l’atteggiamento di iniziativa che si chiede alla parte sanitaria diventa il modo con cui anche quella amministrativa affronta i problemi che le sono tipici. I bravissimi colleghi dei Controlli di gestione non avranno difficoltà a trovare altri possibili collegamenti tra gli obiettivi sanitari e gli obiettivi di area amministrativa in tutte le sue articolazioni. Logica impone che si parta dai primi per trasformarli in “obiettivi equivalenti” di area amministrativa. Ce la possiamo fare. E così se i servizi amministrativi continueranno a raggiungere in sede di valutazione nel 100% dei casi il 100% dei risultati (Sarai belo te: i problemi della valutazione individuale in sanità) saranno comunque contenti tutti

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