×

Messaggio

EU e-Privacy Directive

Questo sito utilizza cookies tecnici e sono inviati cookies di terze parti per gestire i login, la navigazione e altre funzioni. Cliccando 'Accetto' permetti l'uso dei cookie, cliccando 'Rifiuto' nessun cookies verrà installato, ma le funzionalità del sito saranno ridotte. Nell'informativa estesa puoi trovare ulteriori informazioni riguardo l'uso dei cookies di terze parti e la loro disabilitazione. Continuando nella navigazione accetti l'uso dei cookies.

Visualizza la ns. Informativa Estesa.

Visualizza la normativa europea sulla Privacy.

View GDPR Documents

Hai rifiutato i cookies. Questa decisione è reversibile.
Scrivi un commento
Print Friendly, PDF & Email

In diversi interventi di questo blog si è cercato di evidenziare alcuni meccanismi che possono ostacolare la possibilità per il nostro servizio sanitario di perseguire i propri obiettivi istituzionali, senza mettere in discussione in alcun modo la competenza e la buona fede di chi vi opera nei diversi ruoli.

Infatti i corpi collettivi, che dominano la nostra realtà sociale, perdono il contatto con i soggetti per i quali sono nati (A chi appartiene il sistema sanitario) e rifuggono la verifica e i vincoli esterni (Volere valori!) e al loro interno si realizza una deresponsabilizzazione dei singoli soggetti (come se l'interruttore morale si spegnesse) (Per non trovarci a dire di aver solo mandato avanti i treni...).

Esiste un ulteriore elemento sul quale riflettere: la forte distanza tra le nostre azioni e le loro conseguenze (il riferimento in questo caso è in particolare alla riflessione di Hans Jonas, in particolare: Il principio di responsabilità):

  • quando accendo una sigaretta non ho alcuna percezione che nella popolazione generale questa dipendenza produca una mortalità correlata stimata in 70.000 decessi;
  • quando un ortopedico gestisce un paziente con frettura di femore, mentre ha una percezione immediata e diretta della frattura e delle problematiche di risoluzione della stessa, non ne ha alcuna della mortalità collegata alla immobilizzazione del paziente;
  • un chirurgo che si appresta ad un intervento chirurgico non può vedere la differenza di mortalità per lo stesso intervento in ragione del numero di casi trattati, ma il Programma nazionale esiti ci mette difronte a numeri significativi;
  • ecc...

La distanza tra azioni ed effetti costituisce un elemento critico che richiede uno sforzo di intelligenza e attenzione per vedere quello che l'epidemiologia vede e non quello che abbiamo sotto gli occhi: ci vuole uno sforzo di attenzione e di non fidarsi dei dati della propria esperienza. Non so quanti conoscano questo esempio del valore dell'attenzione:

 

Per questo insieme di fenomeni assume una rilevanza assoluta:

l'analisi dei bisogni di salute (Relazione sullo stato di salute: sicuri di poterne fare a meno? Un esempio (non) a caso: gli immigrati.), per obiettivare i problemi

e

l'esplicitazione - in una serie di strumenti di dettaglio crescente - degli obiettivi da perseguire (Dove sono finiti i Piani Sanitari?),  pre definendo le modalità di valutazione del perseguimento degli stessi (Ma perché non copiamo da quel  secchione del compagno di banco e non torniamo indietro di qualche anno?).

E sarebbe ora di smettere di focalizzare il dibattito pubblico sulla salute (Stampa e Sanità: un rapporto da migliorare (molto)) sulla localizzazione dei nuovi ospedali... (Per un pugno di posti letto) e riacchiappare il gorilla!

Devi fare login per poter postare un commento
Leggi il commneto... The comment will be refreshed after 00:00.

il primo commento