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L'inserimento della sanità carceraria all'interno del servizio sanitario nazionale è indubbiamente una scelta logica. 

Purtroppo come altri settori, entrando in mondo così ampio e complesso, anche questo ambito dell'assistenza può finire con l'essere marginalizzato. Il principale atto regionale in materia è rappresentato dalla DGR 1220/15 che definisce il modello organizzativo regionale. La materia è molto delicata e su questo è anche stato espresso un parere del Comitato Nazionale di Bioetica che articola una serie di raccomandazioni che dovrebbero essere oggetto di un monitoraggio rispetto alla concreta e effettiva attuazione.

L'Agenzia Regionale dell Toscana ha attivato uno specifico osservatorio sulla salute in carcere, che ha coordinato una analisi sulla salute dei detenuti in Italia: i risultati di uno studio multicentrico (2015), nel quale le Marche non sono state coinvolte, conclude come segue:

"Sulla base dei dati raccolti nel corso della nostra indagine, occorre fare una profonda riflessione dato che il quadro emerso risulta alquanto preoccupante. Innanzitutto, ci troviamo di fronte una popolazione che, adottando stili di vita fortemente a rischio (fumo, alcol, dieta non equilibrata) e risiedendo in luoghi pieni di problematiche come i penitenziari (freddi, umidi e poco luminosi, caratterizzati dall’impossibilità di svolgere attività fisica e da un alto grado di sedentarietà), è potenzialmente portatrice di malattie croniche.
Se è vero che, ad oggi, i detenuti risultano essere affetti maggiormente da disturbi psichici, malattie infettive e parassitarie e dell’apparato digerente, è altrettanto corretto sottolineare il fatto che alcune patologie croniche come ipertensione, malattie delle vene e dei linfatici, dislipidemie e diabete mellito tipo 2 fanno registrare valori insolitamente alti per una popolazione tutto sommato giovane. Il rischio, quindi, di ritrovarsi in un futuro molto prossimo con un carico notevole di malattie croniche all’interno delle strutture penitenziarie è reale e concreto. In tal senso, è necessaria l’attuazione di una serie di azioni preventive in grado di migliorare le condizioni di vita dei detenuti, cercando di eliminare, o almeno ridurre, tutti quei fattori di rischio precedentemente elencati e di adottare protocolli di cura idonei anche per la popolazione detenuta, con un potenziamento dell’intero processo assistenziale".

Il Rapporto  sulle strutture carcerari della regione Marche prodotto dall'Ombudsman regionale offre un quadro positivo della situazione almeno sul versante dell'offerta. Buona cosa.

Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni. Fedor Dostoevskij

 

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