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Certo che la vicenda della sanità umbra mi ha colpito. Ma non sorpreso. Credo che la prassi dell’appartenenza, della congrega, del familismo più o meno allargato da molto tempo abbia prevalso. Nella sanità. Ma non solo. In Umbria. Ma non solo. E questa prassi, questa abitudine colpevole, questa cecità acquisita ha finito per convincere chi la segue che essa sia giusta, sana, perfino legittima. Un po’ come, distratti dal fatuo, non ci accorgiamo dell’accattone morto sul marciapiede (mi è successo a Parigi qualche anno fa) oppure, per rientrare nel tema, del candidato al Primariato che, d’accordo con il membro della Commissione giudicante, prepara lui stesso le prove d’esame (anche di questo mi sono reso conto, purtroppo col senno di poi): così non scuote il nostro senso morale il primo caso né ci fa indignare il secondo, per il quale ci sarebbero anche ovvie responsabilità penali.

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La struttura di Notre Dame è salva e qualcosa possiamo scrivere anche oggi. E’ stata pubblicata ieri su Quotidiano Sanità una lettera di Santina Catanese , una collega che lavora nel Sistema dell’Emergenza Teritoriale della nostra Regione. Avevamo già segnalato in precedenza una sua lettera allo stesso quotidiano. L’argomento è sempre lo stesso. Il passaggio alle dipendenze dei medici del Sistema di Emergenza Serritoriale (SET).

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E’ inutile dire che la vicenda umbra mi ha colpito moltissimo, come credo abbia colpito moltissimo tante persone che leggono questo blog e tutti quelli che – con l’occasione: grazie – ci scrivono.

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Avevamo già dato notizia su questo blog della iniziativa tenutasi  ieri ad Ancona sulla cronicità. Ricordiamo solo che la iniziativa ha rappresentato la prima uscita pubblica di questo think tank (pensatoio, lo diciamo in italiano come ci ha suggerito di fare un partecipante all’incontro di ieri) nato da una idea del collega Gilberto Gentili, che ne è il presidente. Chi scrive è il coordinatore scientifico.

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La Regione Marche ha dato con un comunicato stampa ampio risalto ad un servizio della Gabanelli  (sì, proprio lei, Milena) comparso su Dataroom del Corriere della Sera. Il servizio parla di 300 reparti da chiudere in Italia: nelle Marche figura un solo reparto da chiudere, anzi nessuno.