- Scritto da Remo Appignanesi

Il tema di oggi è la eccessiva variabilità all'interno delle Marche della qualità dei servizi sanitari offerti ai cittadini. Una Regione come le Marche giustamente orgogliosa della sua pluralità culturale ed ambientale, deve invece governare la erogazione di una sanità omogenea nei risultati, pur se in presenza di soluzioni organizzative locali diverse.
E adesso vediamo quali dati abbiamo preso per ragionare su questa problematica. Un Decreto ministeriale (21/6/2016) ha definito degli standard di funzionamento degli ospedali oggetto di specifico monitoraggio (e conseguente possibilità di intervento del Ministero con un piano di rientro in presenza di situazioni critiche): per la prima volta non si trovano solo vincoli economici, ma anche valori di riferimento relativi alla qualità delle cure (nell'ambito degli indicatori del Programma nazionale esiti, PNE). Di questo si è già parlato in un articolo in un articolo su PNE e Treemap (Sono usciti i quadri del PNE. Materie: volumi, esiti e ... treemap!). L'uso del flusso informativo delle SDO per la verifica della qualità dell'assistenza si è sviluppato proprio col Programma nazionale esiti, che, pur risentendo ancora della disomogeneità tra i diversi ospedali della codifica delle patologie (e quindi della corretta segnalazione o meno di tutte le patologie presenti nel paziente), costituisce un progetto davvero importante per misurare - e confrontare - la salute prodotta dalle strutture sanitarie.
Leggi tutto: Le Marche in sanità: non c'è una eccessiva disomogeneità nella qualità dei servizi?
- Scritto da Claudio Maria Maffei

In queste mie esternazioni cito spesso Franco Di Stanislao. I motivi potrebbero essere tanti, ma in realtà in questa sede io lo ricordo soprattutto per le citazioni, gli spunti, le cose che mi ha segnalato e che ogni tanto mi tornano buone. Oggi, ad esempio, mi è tornato in mente il video con il gorilla davanti all’ascensore che è il classico test per l’attenzione selettiva. Video che Remo ha già usato in precedenza nel blog, ma oggi tocca a me!
- Scritto da Remo Appignanesi

Più volte è stata richiamata in questo blog l'importanza di un nuovo Piano Sociale e Sanitario. Esso costitisce il momento di riflessione ampia sul sistema a a partire da quelle aree della fragilità cui - a parole- tutti danno grande importanza. Dentro le fragilità è storicamente collocata la salute mentale. Il piano dovrebbe ridarle la centralità che la programmazione regionale spezzatino dei mille atti non riconosce. Vediamo allora di fondare il capitolo del Piano sulla salute mentale sulle risultanze di due report nazionali sul tema con un capitolo dedicato alla Regione Marche.
Leggi tutto: Prove di Piano: la Salute Mentale. Non sembriamo messi bene.
- Scritto da Claudio Maria Maffei

Alcuni giorni fa Andrea Soccetti nel blog ha commentato la cosiddetta Legge Gelli (La Legge Gelli: parliamo di sicurezza e qualità delle cure oltre che di responsabilità) soffermandosi su un aspetto ingiustamente sottaciuto. La riflessione di fondo che ci ha proposto è di non ragionare solo in termini di responsabilità nella applicazione della Legge, ma di ragionare anche sulle attività che riguardano la promozione della qualità e sicurezza nelle strutture sanitarie che la stessa Legge prevede... Attività ben note sulla carta, ma che richiedono organizzazione e ruoli definiti. L’intervista offre ad Andrea la possibilità di aprire il confronto su questi temi assolutamente centrali.
- Scritto da Anna Duranti

Presentazione dell’articolo dell’autore
Abbiamo pensato di offrire la possibilità ai colleghi veterinari di illustrare uno dei principi cardine alla base alla loro azione di sanità pubblica: quello dello one health, la salute unica in comune tra uomo, animali ed ambiente. Io (CMM) per un lungo periodo della mia vita professionale ho lavorato a stretto contatto con i medici veterinari, più o meno tra il 1984 e i primi anni ’90, periodo i cui non me ne feci sfuggire una tra qualche epidemia di psittacosi (avete presenti i pappagalli, ma anche polli e galline), di febbre Q (ovini) e, soprattutto, di leptospirosi (riccio morto e infetto finito chissà come in un serbatoio collegato ad una fontanella d’acqua nell’alto Montefeltro). Quest’ultima epidemia fece alcuni morti e fu per un paio di giorni la prima notizia del telegiornale nazionale delle reti pubbliche). Poi fu la volta delle epidemie di salmonellosi in Emilia-Romagna che furono anche lo spunto per corsi di formazione regionali sulle indagini in caso di epidemie di origine alimentare. In questo ambito comincia la collaborazione con Anna Duranti, medico veterinario, figlia d’arte, che tradusse con la mia supervisione (in pratica fece quasi tutto lei da sola) per la prima volta un Manuale di Hazard Analysis Critical Control Point applicato alla sicurezza alimentare. E oggi in pizzeria ogni volta che vedo un attestato HACCP penso “c’ero anch’io” quando si passò dalle coproculture (finalmente abbandonate) agli addetti alla scelta di puntare sulla loro formazione.
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